Diventare, essere DJ: Intervista a Yves De La Croix

Diventare, essere DJ: Intervista a Yves De La Croix aka Dave Pagani‏

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Diventare, essere DJ: Intervista a Yves De La Croix aka Dave Pagani‏

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Claudio Flaminio intervista il docente del corso Dj Dave Pagani, meglio conosciuto per le sue produzioni  internazionali con l’acronimo Yves De La Croix.
  • Dave, raccontaci delle tue produzioni più recenti e della tua attività artistica .

La scorsa stagione 2014/2015 e’ stata molto intensa sia a livello artistico che personale.  Tutti i brani da noi prodotti sono stati in classifica di vendita su beatport ed in particolare una delle mie tracce (DESTROYVES) la scorsa estate è stata suonata nei festival più famosi del mondo (UMF, Tomorrowland, Ushuaia etc) e supportata nell’intero tour mondiale di Armin Van Buuren (dj numero uno nella Top 100 DJs per quattro anni consecutivi 2007, 2008, 2009, 2010 e ancora nel 2012 e tutt’ota tra i primi tre). Alcuni di questi eventi sono seguiti da più di 350 Mila persone e questo fattore ha dato notevole visibilità globale e impulso alle richieste di serate. Quest’anno l’ho dedicato molto più alle serate che al lavoro di studio (sia per l’alto numero di esibizioni sia per fare un piccolo break mentale) ma a settembre si riparte. Ora oltre che qualche evento estero inerente la musica che produco, ho la residenza come deejay in un paio di situazioni molto forti e prestigiose del panorama italiano quali Targamy e Zarro Night (coi quali ho avuto il piacere di esibirmi nell’after party ufficiale del concerto di David Guetta e coi quali mi esibirò al Ministry di Londra a fine anno).

  • Chi sono a tuo avviso oggi i DJ più interessanti e innovativi a livello internazionale e italiano?
Potrei parlarte di grossi nomi come David Guetta o Hardwell, piuttosto che Armin Van Buuren o altri di fama internazionale ma credo sarebbe un azzardo. sono nomi noti e sulla bocca di tutti (e sono tra quelli che generano il 90% del business mondiale inerente la musica Elettronica ) ma bisogna vederli nella giusta prospettiva. Questi artisti hanno delle vere e proprie società alle spalle che si occupano di tutto. Dal management alla promozione e a volte anche la stessa produzione . Quindi più che innovare il settore direi che impongono un po’ la direzione da seguire. Lasciando perdere però i toni polemici direi che se dovessi dire a freddo chi mi ha sorpreso e rimasto in testa x innovazione o stravolgimento ti parlerei del Francese “The Avener” che con “Fade out Lines” ha dominato la scena sia in radio che in Tv piuttosto che l’irriverente Aron Chupa con “I’m an Albatros” che in uno scenario EDM tutto un po omogeneo ha saputo produrre un pezzo totalmente fuori dal tempo.
Degli italiani che stanno crescendo forti nella scena EDM internazionale vanno sicuramente menzionati i Vinai , Merk e Kremont e i Marnik. Anche se credo che debbano ancora dimostrare nel tempo di saper mutare e stravolgersi nelle loro produzioni come la musica stessa spesso impone nei suoi cambiamenti di direzione.
  • Sei anche musicista nel senso più classico del termine. Come ti ha aiutato saper suonare uno strumento nella tua produzione musicale? 
È stato fondamentale. La musica live è stato il mio primo grande amore. Comporre i nostri pezzi la prima grande sfida. Poi dopo un album da musicista nella fine degli anni 90 abbiamo sospeso tutto  con una delle più classiche dispute tra membri del gruppo.
Da quel momento per un po’ di anni ho scelto di non comporre, di non scrivere più.  Il dj in un certo senso è stato per me all’inizio un ripiego per rimanere nell’ambito della musica, senza troppe implicazioni sentimentali  e senza bisogno di una squadra per potersi esibire. Poi negli anni il percorso da dj e la mia costante fame di emergere e di mettermi in mostra ha riportato in auge la necessità di produrre musica propria. Ne 2009 L’incontro fortuito con il dj produttore Fabio Carrara (Fabio XB) che poi ad oggi è diventato il mio socio di studio, mi ha dapprima rimesso in piedi e poi ridato voglia di correre nelle produzioni questa volta però elettroniche.  diciamo che in un certo senso, quello che viene normalmente prodotto da diverse persone in una band Di musica live, Deve essere a sua volta realizzata in studio dal dj produttore. Cambiano il settore e gli strumenti con cui la musica viene prodotta forse ma alla fine il lavoro è il medesimo.
  • La parola “virtuoso” è solitamente associata a un pianista o un violinista. In che cosa un producer oggi può essere considerato virtuoso? 
Per me un produttore virtuoso è quello che ha il coraggio di sperimentare in modo vincente al di fuori di quelle Che sono le richieste del mercato, di saper produrre genuinamente cercando contaminazioni e sonorità tipiche
 di altri generi musicali. Mi viene in mente il progetto Major Lazer che (nonostante a detta di molti sia il re storico della trap) di volta in volta sforna Hit internazionali elettroniche con chiare contaminazioni etniche. Per me questo è virtuosismo produttivo.
  • Come si combina oggi la tecnologia classica del DJ con le nuove tecnologie? Ha senso ancora lavorare con i vinili?
Nella maggior parte dei casi non si combina affatto. Le nuove tecnologie hanno rubato la scena al buon vecchio vinile e spesso cercano di mandare in pensione anche i lettori cd. Le stesse case di produzione di equipaggiamenti per dj stanno creando dei lettori CD sempre più simili a dei MIDI controller. Questo nella pratica significa per certi versi maggiore versatilità e semplicità nella tecnica e nell’impiego. In pratica anche ad uno che non si intende di musica potrebbe risultare semplice fare un mixaggio con le nuove tecnologie. Questo però non significa essere dei dj.
Al dj è richiesto di mixare in modo corretto perché fa parte delle proprie capacità, ma non bisogna dimenticarsi che la sua vera funzione non è quella di “girare i dischi” , bensì quella di creare uno spettacolo di intrattenimento concreto e convincente. E questo lo fai solo con la conoscenza della musica ad ampio spettro (tendenze future, Le hit del presente e ampio sguardo sul passato) oltre Che la capacità di leggere la pista e quindi decodificarne i vari momenti in cui proporre il proprio set musicale. E questo le nuove tecnologie non te lo insegnano.
Se invece un disc-jockey ha notevole padronanza della scena e in più sa esibirsi con qualsiasi tipo di controller, lettore CD o giradischi, allora ha senso lavorare con questa tecnologia in quanto grande valore aggiunto. Come dice il proverbio, impara l’arte e mettila da parte. E poi quando capita il giorno che puoi dimostrare di suonare anche con i vinili tanto di guadagnato.
  • Sei cresciuto in un’epoca in cui il disco ancora si comprava in formato fisico. Il fatto di non poter più toccare una copertina che cosa  toglie sia ai giovani ascoltatori che producer?
Ai giovani dj in primis toglie la capacità durante un dj set di trovare velocemente la propria musica. Una volta una copertina di un certo colore con un’etichetta all’interno di un altro colore, a livello di memoria visiva corrispondeva a tale disco. Ed in serata eravamo velocissimi a trovare il vinile da suonare. Oggi con i lettori che supportano le chiavette con le canzoni in formato MP3, Dove puoi avere migliaia di canzoni archiviate, che puoi riconoscere soltanto da un nome dopo aver letto attentamente tutta la discrezione, chiaramente o si parte con un grande ordine mentale e una conoscenza sistematica quasi autistica di tutta la musica oppure un pochino di tempo lo si perde nella ricerca delle canzoni E quindi nello svolgimento della propria esibizione.
Agli ascoltatori se da un lato l’accesso dal cellulare, dal tablet o dal computer della musica risulta molto più veloce, dall’altro accorcia notevolmente la speranza di vita di una canzone. Con l’avvento del digitale sì è iniziato a produrre molta più roba perché sono stati abbattuti i costi del supporto fisico. Questo se da un lato ha portato ad abbassare i costi della musica, dall’altro ha prodotto un sacco di spazzatura. La speranza di vita di un pezzo si è accorciata notevolmente e salvo rari casi , non si ha più il piacere di avere tra le mani qualcosa di fisico e di tangibile. È stata tolta la dimensione tattile e fisica della musica.
Per il Producer infine credo che ci sia la tristezza più grande. Ore ed ore di sofferenza in studio investite per un risultato che non è più tangibile fisicamente. Credo però che questa sensazione la avvertano di più quelli che come me hanno vissuto tutti e due i momenti storici della musica. Quella dove si stampava prima e quella di oggi esclusivamente o quasi digitale. I giovani produttori non avendo mai provato la soddisfazione di avere un vinile o un CD proprio stampato non si rendono conto spesso del significato di questa cosa.
Unica consolazione resta che qualora un giovane produttore riuscisse a farsi stampare una traccia su una compilation al giorno d’oggi, vuol dire che ha centrato una Hit.
  • E ora una classica domanda: cosa consigli a un giovane che vuole affermarsi come producer?
Non voglio spaventare nessuno. Ma Per prima cosa gli consiglierei di chiedersi se è veramente quello che vuole fare. Perché spesso questo cammino richiede molti sacrifici sia a livello di tempo che a livello di investimento economico. Fare una traccia non significa affermarsi sul mercato discografico internazionale. Ci vuole costanza e continuità di uscita. E questo implica dedicare tutto il tempo che sia a disposizione per questa missione. Io a 18 anni ero così innamorato della musica e del mondo della notte che ho fatto di tutto per farne parte. Da quel momento la mia vita sociale si è ridotta a zero.
Ho parlato anche di un aspetto economico. Le attrezzature professionali per produrre musica hanno un costo. Se uno ha anche la passione per i go-kart o il software o di far tardi di notte per far festa, temo non abbia poi il tempo e i mezzi per fare il produttore.
Lo stesso David Guetta in una intervista diceva che il suo segreto per essersi affermato come dj era che mentre i suoi amici da adolescenti andavano in giro a far casino e a fare festa, lui era in studio a creare la propria musica…
Una volta stabilito che questa è la propria missione, il secondo consiglio che non mi stanco mai di dare anche a tutti ragazzi a lezione e quello di ascoltare, ascoltare ed ascoltare la musica con attenzione. Perché spesso la chiave per iniziare a produrre è già scritta. Non ci sono strutture astruse da inventare. Per capire come produrre una traccia che abbia una testa, un senso ed una coda spesso è semplicemente necessario saper ascoltare e codificare quello che normalmente sentiamo in giro. In radio, in televisione e sui nostri pc.
E Per ultima cosa, se veramente si ritiene che questo sia il nostro settore, seguire corsi specifici di preparazione alla produzione in modo da ottimizzare i tempi.
Mi spiego meglio: saper usare un software sequencer per un dj produttore , equivale a saper scrivere con una penna per uno scrittore …. Poi l’artista che sa scrivere, genera il romanzo vincente. Allo stesso modo il dj produttore Deve conoscere il proprio linguaggio e gli strumenti per poterlo manipolare con precisione e con semplicità se vuole arrivare a realizzare un brano. Se non so impiegare un software sequencer allora è impensabile riuscire a trasformare la musica che ho in testa in qualcosa di tangibile. A questo punto invece di sperimentare fino ad usurarsi le orecchie, meglio un corso formativo che dia le basi per poter iniziare a lavorare.

Yves de Lacroix

(aka Dave Pagani dj)