L’autoreferenzialità del musicista |
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L’autoreferenzialità del musicista

In questo quinto appuntamento, Claudio Flaminio ci parla dell’importanza di mettere sempre al primo posto la musica, sia che si suoni per qualcuno o solo per se stessi.

Alcuni prodotti musicali nascono con l’intento di raggiungere un vasto pubblico (spesso senza una vera idea artistica dietro).

Al contrario ci sono alcuni musicisti interessati soltanto a suonare per se stessi. Almeno così pare. Troppo concettuali, forse. Fanno musica troppo difficile, al punto da sembrar voler mettere un muro tra loro e il pubblico.

Alcuni musicisti, così come altri artisti (per esempio nel teatro o nelle arti visive), sono autoreferenziali. Sembrano noncuranti delle reazioni del pubblico, che talvolta reagisce dicendo “ma chi ascolta questa roba?”.
Il loro intento è fare musica per proprio godimento,  per vanità o perché alla ricerca di qualcosa di innovativo (che quindi al pubblico rimane perlopiù incomprensibile)?

Qualcuno dice, per esempio, che il jazz piace solo a chi lo fa.
Ovviamente non è così, il jazz è una musica di grande comunicazione, ma è pur vero che in certi concerti o ancor di più alle jam session si ascoltano assoli interminabili e la sensazione è che i musicisti si stianosuonando addosso.

Ecco ora tre affermazioni:
La musica è arte.
La musica è comunicazione.
La musica è un’esigenza.

Tutto vero?
L’affermazione 1 è indiscutibile.
L’affermazione 2 è vera, ma occorre chiedersi: comunicazione a chi? E’ obbligatorio che un’artista comunichi a un pubblico? Anzi, è proprio indispensabile avere un pubblico?
No, non è indispensabile.
E mi collego così all’affermazione 3. La musica è prima di tutto una necessità, soprattutto per chi la fa.

Si sa che un artista ha mediamente un ego piuttosto pronunciato, ma la musica deve venire  prima dell’individuo, altrimenti si scade nella vanità.

Il miglior musicista è quello che si mette al servizio della musica, indipendentemente da stile e genere.

E’ indubbio che la musica sia libertà. C’è spazio per tutti, anche per chi suona per sé stesso, a condizione che non pretenda di avere un pubblico e lo costringa all’ascolto di interminabili elucubrazioni sonore.  

Chi sale su un palco si prende le responsabilità e deve accettare eventuali rifiuti da parte di chi lo sta ascoltando. Fa parte del gioco. Possiamo discutere che sia giusto o sbagliato, ma fortunatamente è il pubblico che alla fine sceglie.